S-punti di Vista

Mo’ m’Arriposo – Cappello a Cilindro
Piove.
Era un po’ che l’aspettavo. Anzi, non aspettavo altro.
Odio l’ingresso della stagione estiva, quando il caldo inizia a sbadigliare e la gente, puntualmente, corre sulle spiagge per mostrare il lavoro di un intero anno di attenta palestra.
Se ci penso, non riesco a togliermi quel supplemento di ipocrisia che stona la mia sensibilità; quello che d’estate, anche tra i più “capaci”, non riesce mai a mancare. Tutti belli, lì, a guardarsi il fisico, a s-passarsi l’olio ovunque e a dar vita a costumi e costumanze sempre meno appetibili. Tutti depilati, con tatuaggi pagati una fortuna per la gloria di poterli smascherare e mettere in competizione con quelli di chissà chi altro.
Non parliamo, poi, del mondo al femminile.
La mia ex ha iniziato a non mangiare più un anno fa. A rassodare scarpe e cosce sempre nuove. Ed è assurdo il gusto che ci provano a mostrare quei costumi sempre più invisibili, quei centimetri di stoffa che già un decennio fa difficilmente riuscivi a percepire, visibilmente, da dove sbucavano fuori. Che, dico, anche a volerlo, non ci provi più nemmeno il gusto, a immaginarle senza.
E’ giusto, però. Anche loro devono fare la loro parte.
Devono necessariamente passare l’intera giornata sotto al sole, sdraiate come a imitare una qualche specie di geco di cui sconosco il nome scientifico. Schiacciate dal sole, in posa, immobili, intente a fermare il tempo e gli occhi di tutti gli uomini che strapassano la loro mangnificenza. E poi, come fosse per incanto, si stupiscono e si lamentano perché il medico gli diagnostica un’ustione di quinto grado.
Non c’è un gran che da essere contenti.
Adesso, sebbene io apprezzi le “vacanze”, i gelati e le serate sufficientemente allegre, preferirei comunque un buon libro e una tazza di cioccolata calda accanto ad un camino sempre acceso.
Eh, si.
E’ triste, disinteressante, deprimente, scoraggiante, sconcertante, la mia vita.
E’ una noia mortale. Generare sogni e tentare di regalarli. Spiare le stelle e partorire quel sano romanticismo, quella teatralità infinita che collasserebbe chiunque nel raggio di chilometri e chilometri. Un estenuante corsa alla più alta forma di annientamento, la definirei.
E così, mentre voi tutti correte contro il tempo per la fatidica prova costume, io pungo la mia cintura e allargo un po’. Quest’estate, come quasi tutte le estati della mia vita, mi godo la mia immeritata tranquillità.

~ di Stefano su Maggio 10, 2008.

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