Le Vite Degli Altri
E’ strano come, a volte, il tempo.
Così.. ieri, mentre salvaguardavo la mia integrità cerebrale con degli esercizi di analisi, mi è caduto l’occhio sulla finestra che separa il (mio) mondo reale da quello virtuale.
E’ passato un anno, quasi, da quando io e Elena ci siamo sentiti, l’ultima volta. Lei, e qualcun altro, sono gli unici bei ricordi che ho delle scuole superiori. Tutte persone brillanti, con eccezionali capacità intellettive, e con cui non mi vedo mai, all’infuori di questa scatola.
Ecco, quello che mi ha spinto a trafiggerla con i miei rebbi, è stata la sua fotografia, dove tiene in mano un bambino piccolissimo. Lui si chiama Dario, e ha solo vent’anni in meno di lei.
Lui si chiama Dario, ed è suo figlio.
Lei sorride, e mi dice che è contenta, stra-felice.
Io, non so proprio cosa dirle. Mi si rompono le parole, e no, non riesco più a pensare. Ad immaginarmela, un anno dopo gli esami di maturità, incinta, e con il suo futuro nelle mani.
E così, tra le parole di circostanza, mi scoppia un sorriso.. un sorriso che lei non vedrà mai.
Vorrei abbracciarla, strapparmi il cuore e porgerglielo tra le mani, e dirle che, se solo melo chiedesse, le donerei la mia vita per mantenerle questo coraggio, questa voglia di vivere che ha.
Vorrei dirle che sono tremendamente commosso, e di non avere paura. Vorrei dirle tante cose.
Vorrei regalarle qualcosa, ma so di non avere niente.
Lei mi cerca, nella discussione, mi chiede se sono vivo, mi chiede di dirle qualcosa.
Io strappo i miei pensieri, li nascondo e.. le sorrido.
Chiudo la conversazione con la promessa di chiamarle il più presto possibile.
Chiudo la conversazione.


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